lunedì 8 maggio 2017

Il progetto dell'Archivio della Memoria Popolare di Codognè nasce da una duplice esigenza: quella di salvaguardare il sapere tramandato oralmente dalle generazioni più anziane ai più giovani e il desiderio di tutelare il nostro presente affinchè non vada disperso in futuro.
Sono quindi iniziate alcune attività a supporto dei suddetti obiettivi, grazie anche alla disponiiblità di numerosi cittadini e volontari.
Innanzitutto, presso la Biblioteca comunale sarà a breve allestita un'intera sezione che raccoglierà i testi sulla storia locale. Disponibili alla consultazione, saranno un fondo prezioso ed in continua crescita che andrà a sostituirsi al tradizionale e oramai scomparso "Filò", ovvero quel momento d'incontro e di coesione sociale tra famiglie e generazioni, riscaldati dal tepore delle stalle, in cui avveniva lo scambio di saperi tra le generazioni più adulte e i giovani.
Questo spazio web, invece, desidera essere vetrina dei Talenti di Codognè dalla fine del 1800 ai nostri giorni. L’idea è nata inizialmente dalla riscoperta di alcune sculture di pregio, realizzate all’inizio del secolo scorso, i cui autori erano persone che hanno abitato a Codognè, poi migrati all'estero e distintisi per maestria..
Nel corso della fase di ricerca, si è scoperto che il nostro piccolo Comune è stato ed è tuttora una ricca fucina di talenti, che si sono e si stanno distinguendo in
numerosi campi, dalle discipline artistiche e letterarie alla musica e alle materie scientifiche. 
Questo lavoro si configura per essere un piccolo compendio delle personalità che hanno o stanno dando lustro al nostro paese in Italia e all’estero.

giovedì 7 gennaio 2016

BATTISTUZZI LETIZIA

POETESSA

Letizia Battistuzzi nasce a San Vendemiano nel 1958. Oggi vive a Codognè. Nel 1976 si diploma maestra elementare e nel 1981 termina gli studi nel corso di specializzazione per diversamente abili psicofisici. Nel 2009 pubblica la sua prima raccolta intitolata “Come ali di farfalla” a cui seguono “Volano i pensieri”, “Del viver no so” e “Mi inebrio”. Nel 2015 partecipa come poetessa a “Poesie per EXPO 2015” e prepara una nuova raccolta di prossima pubblicazione. Ha ottenuti numerosi riconoscimenti ad importanti concorsi letterari nazionali ed europei. 

Ricorrere alla poesia significa per me osservare il mondo e la vita liberandomi da sovrastrutture e da parole inutili. E' cercare di cogliere l'essenza degli accadimenti, specialmente quelli che provocano il dolore, per raggiungere al di là dell’emozione, la speranza nell'abbandono all'infinito. E' un bisogno che è nato dal profondo, da anni di solitudine, dalla ricerca di comunicare e trasmettere l'esperienza che non si è soli perchè al di là delle stelle c'è Qualcuno che ci guarda e ci ama...e tutto in un attimo, in sintesi. L'HAIKU è lo stile poetico giapponese a cui ricorro. Esso è uno stile che a partire dal secolo XVI si trasformò da comico satirico in lirico. Il mio non è un haiku puramente tecnico o classico caratterizzato dal fatto che uno dei tre versi introduce un argomento che viene ampliato e concluso negli altri due. Preferisco affidarmi ad un verso in cui l'attimo di vita diventa tessera di un mosaico che ha valenze autobiografiche. Prediligo infatti introdurre nei miei versi una emozione personale con i suoi elementi esistenziali. L’ amore, è il sentimento che pervade nelle mie poesie che rivelano pure la stagione immergendo il lettore nell'atmosfera che descrivo.

Attendo il ritorno
del sole n festa
per rischiarare il cuore
di bianco pensiero.
Un respiro
per il respiro
                  dell’eternità.

 …e ci fu quel tempo
di porte chiuse
con parole di nessuno
ed ora nell’autunno
il raggio chino
illumina il mio volto
sul sfiorir solitario
dell’esistenza rasserenata
col vigore dell’amore del cielo.
                    … e ci fu quel tempo
  
…e come aquila
riposerò il mio dolore
sull’infinito Tuo cuore
per riscoprirne infine
gioia d’incanto.

             …e nell’infinito tuo cuore





BIASI STEFANIA


PITTRICE

Sono Stefania Biasi, nata a Conegliano il 25.08.1969 cresciuta e residente a Codognè, sono sposata con due figli: Sofia e Sebastiano. La passione per il disegno è iniziata già quando avevo 12 anni, prima come hobby, copiando i fumetti dei cartoni animati poi passando alla pittura ad acquerello, olio su tela e ritratti a matita o pastello. Mi hanno aiutato sicuramente alcune nozioni della scuola d’arte sull’uso della luce e delle ombre, il disegno dal vero e il chiaroscuro. Questo hobby mi ha portato a condividere con altri questa mia passione realizzando anche quadri su commissione. La mia più grande ispirazione viene dai paesaggi naturali e dalle figure animali in generale. Con il passare degli anni mi sono ritrovata a disegnare e riprodurre figure sacre, in particolare la Madonna col bambino, per la sensazione di pace e serenità che mi danno. In questi anni ho sviluppato e approfondito diverse tecniche di rappresentazione, dalla matita al carboncino, dai colori ad olio all’acquerello, perfezionandole sempre di più come autodidatta. Attraverso la pittura mi sento realizzata, dipingo d’impeto quando i soggetti sono sacri, mentre per quanto riguarda la ritrattistica disegno a più riprese per perfezionare, con cura quasi maniacale, l’opera. I soggetti delle mie opere sono i più disparati, dalle persone ai paesaggi, dagli animali alle nature morte. Nel ritratto a matita uso il chiaroscuro per il senso della realtà mentre uso le sfumature per dare espressività. Negli acquerelli uso colori vivi, accesi per sottolineare la bellezza del nostro patrimonio. Dal 1990 al 2012 ho fatto parte come socio del “Gruppo arti visive” di Vittorio Veneto, con il quale ho partecipato ad alcune mostre espositive nei paesi limitrofi e della provincia. Vado particolarmente orgogliosa della mostra permanente presso l’ospedale di Treviso (reparto di psichiatria) a cui ho donato diverse mie opere. Spero di trasmettere attraverso le mie opere, tutta la positività, gioia e serenità, che mi ispirano, specialmente nei colori dei miei acquerelli.









BOSCARIOL ALDO

ARTISTA

Boscariol Aldo nasce a Roverbasso di Codognè il 10 dicembre 1952 ed è il settimo di sette fratelli. Finite le scuole trova lavoro presso un’azienda di Francenigo come operaio specializzato nella realizzazione di sedie. Dopo la nascita dei due figli, inizia quasi per caso a creare giocattoli: realizzare trenini, fiori, animaletti per i piccoli di casa diventa ben presto un buon passatempo. Col passare degli anni, la passione e l’impegno aumentano e si passa a vere e proprie opere artigianali realizzate con materiali di scarto, come blocchi di marmo, oppure legno e materiali facilmente reperibili in natura come le foglie di mais,radici,tronchi. I soggetti sono molteplici, così come le occasioni per esporre le proprie creazioni: la Festa dell’Abero di Roverbasso, la Festa della Zucca di Gaiarine, varie mostre presso la Biblioteca di Codognè e Palazzo Moro di Oderzo, così come la decorazione di importanti vetrine di negozi nel centro di Oderzo. Realizza, inoltre, delle sculture a grandezza naturale, partendo da tronchi di alberi recisi: il S.Bartolomeo, presso l’omonima Chiesetta a Bibano e la Dea dell’abbondanza presso la Cantina Tombacco di Gaiarine. Se finora ogni realizzazione nasce dalla passione autodidatta del Sig.Boscariol, recentemente questa sua arte gli da la possibilità di conoscere altri artisti locali, principalmente pensionati, che decidono di autofinanziarsi e coltivare insieme il loro talento. E’ cosi che affitta un locale presso la Casa di Riposo Simonetti di Oderzo e una volta alla settimana, grazie a un maestro chiamato da Zenson di Piave, partecipa a un corso di lavorazione della terra cotta, ampliando e affinando così le sue conoscenze artistiche.

“Tutte le mie creazioni non nascono per fini commerciali, ma sono il risultato di momenti magici, durante i quali le mie mani in armonia con l'animo e il cuore, danno forma a pensieri profondi. Specialmente per quanto riguarda le opere realizzate con materiali di scarto, mi lascio guidare dalle sensazioni che la meravigliosa natura che ci circonda mi suggerisce”









BREDA ANTONIO AMBROGIO

SCULTORE

Antonio Ambrogio Breda nasce a Codognè il 26 febbraio 1873 da Andrea e Teresa Derovere. Frequenta la scuola fino alla terza elementare e poi, insieme ai cinque fratelli (Maria, Giobatta, Olivio Ludovico e Angela Giuseppina), aiuta il padre nei lavori in campagna. A 15 anni si reca a servizio del parroco del paese per la somma di 8 lire; questi sono gli unici soldi utili, insieme a qualche guadagno delle sorelle maggiori, al sostentamento della famiglia che nel frattempo aveva visto mancare il padre. Nel 1890, a soli 17 anni tenta la sorte in un piccolo paese della Baviera dove trova lavoro insieme ad altri italiani in una fornace. Lì lavorava duramente fino alle nove di sera con una solo ora di riposo a mezzogiorno nella quale si mangiava cibo inspiegabile e si dormiva sulla paglia. Inizialmente viene pagato 36 marchi al mese e, anche se l'ultimo anno ne guadagna 50 purtroppo non riesce ad arricchirsi molto. Il 7 marzo 1894 viene chiamato sotto le armi a Novara e qui lavora ancora più duramente fino alla fine del servizio militare. Alla fine del febbraio 1896 parte da Codognè insieme a tre compagni, attraversano il Brennero e giungono a Zurigo in Svizzera dove trovano lavoro per tre settimane al porto di Männedorf. Lì le condizioni di lavoro sono molto dure tanto da dovevano lavorare nel fango e nell'acqua alta anche tre metri. Terminato il servizio e ritornato con i suoi compagni in città, trova un impiego sotto il NordwestBahn sul doppio binario Gotthardbahn (San Gottardo) fra le stazioni di Wollishofen e Thalswil. In questo periodo riesce a risparmiare e ad inviare a casa qualche soldo alla famiglia. Nel mese di Giugno riceve la notizia di essere stato raggiunto in Svizzera dal fratello maggiore, insieme partono da Zurigo diretti in Germania senza saper parlare una parola di tedesco. Dopo diversi tentativi trova lavoro dal Signor Bainneister Hutter come manovale remunerato con una paga di circa 3,50 marchi per 11 ore di lavoro. Il 28 settembre del 1896 inizia a lavorare in fabbrica, prima come manovale e successivamente addetto alle macchine per la lavorazione del legno. Qui prende 30 centesimi all'ora ed è molto contento del suo salario. Nel 1899, dopo una corrispondenza amorosa, sposa Zaia Regina, una giovane ragazza di Codognè nata il 19 maggio 1887 da Antonio a Dario Marina. Il 28 aprile dello stesso anno vanno ad abitare in Svizzera e a novembre vengono raggiunti anche dalla madre di lei e dal fratello Giovanni. Tra il 1903 e il 1906 Antonio, che aveva sempre coltivato la passione per il legno, inizia a lavorare, con l'aiuto dell'amico Massimo Dostmann, ad un altarino in legno traforato alto tre metri. La realizzazione dell'opera richiede molto impegno, materia prima e anche molti soldi. Dopo tre anni passati a dedicarci il tempo libero finalmente l'opera viene terminata e Antonio ha l'onore e la soddisfazione di esporla al pubblico il giorno della Processione del Corpus Domini davanti la casa parrocchiale di Henan. Dopo un paio di settimane l'altarino viene smontato e spedito in Italia per regalarlo alla Parrocchia di Codognè dove viene sistemato nella chiesetta dell'Asilo Sacro Cuore di Gesù. Nel 1920 Antonio si ammala al cuore ma possiede ancora un po' di forza per continuare a svolgere qualche lavoro fino alla morte, il 3 luglio 1945.

Di seguito si riporta le parole con cui l’artista Antonio Breda descriveva la sua opera:
Niederuyuril, 18 Aprile, 1926
Molto reverendo Don Vittorio Bernardi, 
Mi fa tanto piacere la di Lei intenzione di illustrare in un libro di memorie anche l’Altarino da me costruito. Però poco posso dirLe, soltanto che fu tutto fatto dopo il lavoro giornaliero e cioè nelle ore di sera, di notte e anche di domenica: Che il buon Dio mi perdoni! Il disegno è di provenienza germanica, il lavoro di traforo (segatura) io feci da solo e durò ben tre anni, dal 1903- 1906. Il legno lo comperai coi piccoli risparmi raggranellati quindicina per quindicina. Nel lavoro di montaggio e incollatura fui aiutato da un mio collega germanico, certo Massimo Dostmann che pure nelle ore d’ozio volenterosamente si offerse al mio invito e al quale a lavoro finito diedi una piccola indennità corrispondente a 10 centesimi all’ora. L’Altarino, compiuto che fu, venne esposto la prima volta in occasione della grandiosa Processione del Corpus Domini, davanti la casa parrocchiale di Henan ed io ebbi la compiacenza di vedere posato sul mio Altarino il Padrone e Signore del mondo, e questo fu la mia più grande ricompensa. Dopo alcuni giorni l’abbiamo smontato in diversi pezzi per la verniciatura. Poi a spese mie siamo andati a S. Gallo per l’acquisto delle statue e provveduto per l’imballaggio, di mia spontanea volontà inviai l’altarino oltre il Gottardo a destinazione del mio paese nativo, di Codognè, e che rimanga là fino che sarà consumato. Quando farò visita al mio paese, non mancherò di darle una nuova offerta. Per tanto La riverisco e mi creda Suo dev.mo
Antonio Breda







CARNELOS SANDRO

ORGANISTA

Sandro Carnelos, ha studiato presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia, diplomandosi con il massimo dei voti e la lode in Organo e Composizione Organistica, Prepolifonia Gregoriana. È stato vincitore della prima Rassegna Regionale Organistica di Maerne (VE) ed ha effettuato oltre 1200 concerti, suonando in Italia ed all’estero, partecipando ad importanti Festival Organistici Internazionali (Budapest, Bourges, Hannover, Monaco, Zurigo etc). È organista titolare dell’organo A Zeni del Tempio Votivo di Ponte della Priula (TV), dedicato alla fraternità europea.

“Io credo che prima di pensare all'aspetto puramente emotivo, bisogna porsi nel rispetto dell'opera d'arte, si tratta di "ricostruire" in musica quello che la grafica di uno spartito ci comunica in maniera molto sintetica e talvolta anche imprecisa cioè:
…raccogliere informazioni su varie fonti sull'autore, periodo storico e situazione politico-culturale del suo ambiente,
…reperire le edizioni cosiddette "critiche" sul brano in questione,
…studiare l'opera da interpretare come si presume l'abbia pensata il compositore,
…rammentare che la musica non è un'arte "figurativo-plastica" cioè che si può visionare e restare immutata o quasi nel tempo, tipo pittura-scultura, bensì un'arte in continuo movimento, soggetta ai mutamenti di costume e soprattutto alla preparazione culturale dell'interprete,
…più che la propria emotività, la quale è molto personale, penso sia meglio rivolgere la propria attenzione a quella dei "fruitori" del proprio messaggio, cioè agli ascoltatori, i quali "sentono" la produzione artistica che viene loro propinata dall'esecutore in modo più o meno convincente.
…se manca uno dei tasselli preliminari descritti sopra, il "messaggio" emotivo non sussiste che nella fantasia di ognuno di noi”.







CISOTTO PIERMARIA

Poetessa.

V Concorso nazionale di poesia Città di Conegliano (7 maggio 2017) - terzo posto per Piermaria Cisotto con la poesia "Primo Amore".